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La penna per scrivere nello spazio. Realtà o Bufala?

Il problema della scrittura in assenza di gravità non è stato risolto nè dagli americani nè dai Russi bensì da un investitore privato.

Foto di FerreHogar

Durante la corsa allo spazio degli anni ’60 gli scienziati della NASA si resero conto che le normali penne a sfera non potevano essere utilizzate nello spazio. Avrebbero quindi dovuto inventarsi qualcos’altro per riuscire a scrivere anche in assenza di gravità. I racconti parlano di anni di lavoro, spendendo milioni di dollari di finanziamento pubblico, spesi per realizzare una penna che potesse trasferire l’inchiostro su carta senza gravità mentre, sempre secondo i racconti, i ben più svegli colleghi russi diedero ai propri astronauti semplicemente una matita. Anche se questo racconto, emerso ormai nel lontano 2002, ha rimbalzato avanti e indietro per tutto internet possiamo dire per certo che è semplicemente un mito.

Inizialmente gli scienziati della NASA, proprio come i colleghi russi, utilizzarono delle matite (e ciò risulta anche dagli archivi storici stessi della NASA). La Nasa ordinò dalla “Houston’s Tycam Engineering Manufacturing, Inc.” 34 matite meccaniche, pagandole quasi 130 dollari a pezzo. Quando la cifra  diventò pubblica per evitare lo scandalo la NASA fu costretta ad annullare l’acquisto e cercare delle alternative economiche.

In ogni caso le matite non sarebbero state la scelta migliore: le punte delle matite infatti si spezzano facilmente e avrebbero potuto danneggiare gli astronauti o l’attrezzatura. Inoltre le matite sono infiammabili e dopo gli episodi di fiamme a bordo durante la missione Apollo 1 la NASA si era imposta di mantenere al di fuori della navetta spaziale qualsiasi materiale potesse prendere facilmente fuoco.

Un investitore privato però, Paul C. Fisher (a capo dell’azienda “Fisher Pen Company”) investì ben 1 milione di dollari per creare quella che è oggi la penna più usata dagli astronauti: la Space Bullet della Fisher. Ovviamente neanche un dollaro di questo investimento apparteneva a fondi pubblici, così nel 1965 Fisher depositò il brevetto di una penna che poteva scrivere sia verso il basso che verso l’altro, con il gelo o a temperature elevatissime e addirittura attraverso liquidi o completamente sott’acqua. Con temperature troppo elevate tuttavia l’inchiostro sarebbe diventato verde rispetto al normale blu.

Lo stesso anno Fisher offrì alla NASA la sua soluzione: la penna AG-7. Inizialmente l’agenzia fu titubante, visto lo scandalo delle matite meccaniche scampato per un soffio , ma dopo aver testato la penna decide di iniziare ad utilizzarla per tutti i viaggi a partire dal 1967.

Diversamente dalle tradizionali penne a sfera per far scorrere l’inchiostro la penna di Fisher non fa affidamento sulla gravità. La cartuccia dell’inchiostro è pressurizzata con nitrogeno e la pressione di questo gas spinge l’inchiostro lungo la cartuccia fino alla punta in tungsteno. Il gas inoltre previene che nella cartuccia entri aria e che l’inchiostro si ossidi o evapori.

Nel Febbraio 1968 la NASA ordinò 400 penne dell’azienda di Fisher. Un anno dopo la Russia né ordinò 100 associandoci 1000 cartucce di ricarica. Entrambe ebbero sullo stock di penne uno sconto del 40% arrivando a pagare circa 2 dollari e mezzo il pezzo.

Le penne presenti sulle missioni Apollo non ebbero solo lo scopo di scrivere anche in assenza di gravità, ma secondo la compagnia produttrice venne anche utilizzata nella riparazione di un interruttore durante la missione Apollo 11 permettendo il rientro degli astronauti sulla Terra.

Sin dalla fine degli anni 60 gli astronauti hanno utilizzato le penne della compagnia di Fisher che da allora ha prodotto un’intera linea di questi prodotti. Quella più recente, chiamata Shuttle Pen, viene tutt’ora utilizzata dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Ovviamente non c’è bisogno di andare nello spazio per aggiudicarsi una di queste penne, che si trovano infatti facilmente in vendita online per 30-50 euro.





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