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Università e Lavoro: ecco i risultati del trendence Graduate Barometer [INFOGRAFICA]

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Ecco i risultati (non ancora completi) del trendence GBE (Graduate Barometer Europe) 2012

Ho ricevuto oggi una mail dalla mia Università (Ca’ Foscari Venezia) riguardo l’esistenza di questa ricerca (trendence) di analisi che si basa su due fattori molto importanti: Università e Lavoro. Dopo aver “perso” una buona mezz’ora a completare il lunghissimo questionario, ho potuto vedere i risultati di questa ricerca. Ovviamente si riferisce all’anno passato (2011/2012) visto che quella del 2012/2013 è in corso di svolgimento.

Cominciamo con la presentazione del GBE (Graduate Barometer Europe) 2012. Non è altro che una ricerca, o meglio indagine annuale svolta online da oltre 530000 partecipanti provenienti da 27 paesi europei e 1150 università. Numeri davvero incredibili, per questo vi diciamo che i risultati ottenuti sono affidabili. Innanzitutto va sottolineata la crescita negli anni: da 196000 partecipanti nel 2009 a oltre 343700 del 2012. La più alta partecipazione proviene proprio dal nostro paese.

Cominciamo con i dati interessanti. Il 56,7% degli studenti italiani non è d’accordo con l’affermazione che “gli studenti dovrebbero pagarsi da soli la propria formazione universitaria“. Solo il 19,6% è d’accordo, mentre il restante 23,7% non lo sa. Per quanto riguarda la media europea, il 64% degli studenti non è d’accordo, mentre solo il 14,9% pensa che sia giusto autosostenersi. Insomma da questa prima analisi abbiamo capito che la stragrande maggioranza degli studenti universitari europei (italiani compresi) pensa che “sia giusto che i genitori gli paghino le tasse”.

Per quanto riguardo il Titolo accademico, ossia a che livello gli studenti ritengono elevata la propria preparazione, si hanno risultati abbastanza simili tra media europea e italiana. “Solo” il 14,1% degli italiani pensa di essere molto superiore alla media (tra il 20% dei migliori studenti), il 27,4% tra il 40% dei migliori studenti, mentre la maggior parte ritiene di essere nella media (il 52,6%). Il 4,8% pensa invece di essere tra il 40% dei peggiori studenti, solo l’1,1% tra il 20% dei peggiori studenti). Come già detto i risultati europei sono simili, tranne che per un una percentuale molto vicina tra coloro che pensano di appartenere al 40% dei migliori studenti e coloro che ritengono di essere nella media.

Male invece per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese. Italia e Spagna tra le nazioni europee con meno studenti che parlano inglese a livello avanzato. Ora penserete che questo sia ovvio, perché non si parla di semplice conoscenza della lingua inglese, ma di un livello avanzato, ossia “saper parlare, scrivere e comprendere la lingua senza alcuna difficoltà”. Invece non è così ovvio, anzi. Non stiamo infatti parlando di persone “comuni”, ma di ragazzi che studiano all’università, che l’inglese dovrebbero saperlo abbastanza bene, visto che lo studiano da oltre 13 anni. In effetti, guardandomi intorno tra amici e non, siamo in pochi ad avere anche una minima certificazione di lingua inglese. Ovvio, quindi, che all’estero in questo caso veniamo scartati per primi. Bene invece Germania, Francia e soprattutto Grecia che riceve ottimi risultati (oltre il 78% degli studenti parlano inglese avanzato). Va sottolineato che i paesi che ottengono maggiori risultati sono prevalentemente piccoli, visto che per viaggiare e relazionarsi sono costretti ad usare la lingua internazionale.

L’analisi poi si focalizza sulle aspettative degli studenti e la valutazione della propria università. Risultati pressoché identici per quanto riguarda Italia e Europa alla domanda “Il mio corso universitario mi fornisce le competenze necessarie per il mercato del lavoro?”. Il 49,3% degli italiani pensa che il proprio corso di studi possa fornirgli le competenze necessarie per il futuro lavoro. Nessuna sorpresa per quanto riguarda la valutazione dell’università nei vari paesi europei. Poco soddisfatti del proprio ateneo sono gli italiani, spagnoli e greci (guarda caso i paesi in peggior condizioni economiche). Abbastanza soddisfatti gli universitari francesi, tedeschi e inglesi.

Ultimo punto su cui si focalizza la ricerca è la formazione universitaria e la carriera lavorativa. Qui arrivano le differenze che tutti voi (credo) vi aspettate. La domanda che non si poteva non fare è stata fatta: “Sei preoccupato per la tua futura carriera lavorativa?”. In Italia il 74,9% degli studenti ha risposto di si, contro il 61,3% fatto segnare dalla media europea. Il 14,4% degli italiani non è preoccupato, contro il 22,9% degli europei. Il restante non sa cosa rispondere. Interessante anche il tempo stimato per trovare la prima occupazione. Si passa dai 2-3 mesi della Francia ai 3-4 della Germania sino ai 5-10 di Spagna, Italia e Grecia. Insomma, un’altra volta lo specchio dell’attuale situazione economica. Altro dato interessante è il tempo impiegato presunto per trovare la prima occupazione. Anche qui si parte dai 4-5 anni della Francia (che anche in questo ambito batte la Germania) agli 8-14 dell’Italia (e Spagna). Un po’ meglio la Grecia.

Chiudiamo con l’interesse di andare all’estero per il “dopo università”. Il 35,7% degli universitari italiani pensa di andare all’estero per trovare un lavoro. La media europea si ferma invece al 26,7%. Per quanto riguarda lo studio, oltre il 62% degli italiani vorrebbe frequentare un corso di studi all’estero. Tra le destinazioni ambite troviamo il Regno Unito al primo posto insieme agli Stati Uniti. Terzo posto (ma distaccate di molto) per la Germania e la Spagna. Poco più indietro Francia e Australia. Chiudono la classifica Svizzera, Canada, Giappone e Paesi Bassi.

Vi chiedo la cortesia di non copiare questa infografica senza il nostro consenso.

trendence GBE 2012 INFOGRAFICA by

Se volete avere ulteriori informazioni a riguardo, potete contattare nadja.kehler@trendence.com o se volete visitare l’istituto potete recarvi direttamente nella bella Berlino: trendence Institut  GmbH, Markgrafenstrasse 62, 10969 Berlin, Germany.

Fonte: Nadja Kehler (Research Analyst), trendence, Università Ca’ Foscari Venezia





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