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Svezia, il lockdown in Europa è difficile da giustificare scientificamente

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Secondo il principale epidemiologo in Svezia, i lockdown attuati in Europa sono difficili da giustificare seguendo un approccio scientifico.

Foto: Squerz.com

Il principale epidemiologo della Svezia, Anders Tegnell, sostiene che le misure restrittive (lockdown) attuate da molti Paesi europei sono difficili da giustificare dal punto di vista scientifico.

Secondo Tegnell “è difficile parlare di basi scientifiche per una strategia con questi tipi di malattia, perché non ne sappiamo molto e stiamo imparando come muoverci giorno per giorno”.

Tegnell sostiene che “lockdown, chiusure dei confini… niente di tutto ciò ha una base scientifica storica, secondo me. Abbiamo esaminato un certo numero di paesi dell’UE per vedere se avevano pubblicato un’analisi degli effetti di queste misure prima che iniziassero e non ne abbiamo visto quasi nessuna”.

Il lockdown in Svezia infatti non c’è mai stato

La Svezia ha preferito sin da subito lasciare la libertà di scelta ai cittadini, credendo nella loro responsabilità riguardo le misure da attuare e mantenere.

Le uniche misure che sono stare prese in Svezia sono state infatti la chiusura delle scuole superiori e il divieto di eventi pubblici sopra le 50 persone.

Non c’è stato però alcun divieto, ma solo un “consiglio” di evitare ogni viaggio non essenziale, così come di privilegiare il lavoro da casa e di stare preferibilmente in casa quando ritenuti più deboli (oltre i 70 anni) o in caso di stato febbrile.

Oltre a questi “consigli”, il resto è rimasto sempre aperto: aziende, bar, ristoranti, negozi e persino le scuole per i più piccoli (tranne appunto le superiori).

La popolazione è d’accordo con la linea leggera del governo, ma c’è anche chi la critica

Un sondaggio ha rilevato che la maggioranza degli svedesi supporta questa linea meno dura e più libera da parte del governo svedese rispetto a quella scelta dagli altri Paesi europei.

Il ministro dell’Interno, Mikael Damberg, ha raccomandato di continuare a rispettare la distanza di sicurezza e di non lasciarsi andare troppo, specialmente quando il tempo diventerà più mite e appetibile per le gite fuori porta.

Ha anche chiarito che i bar e i ristoranti che non rispettano le distanze di sicurezza tra i propri clienti rischiano di venire chiusi.

La strategia è stata criticata pesantemente anche da alcuni membri più esperti della comunità scientifica svedese, visto che il Paese ha registrato 2.150 morti.

Facendo un confronto per milione di abitanti è un numero molto inferiore rispetto a quanto accaduto in Italia o in Spagna, ma è anche parecchie volte superiore a quello dei suoi vicini Paesi nordici.

La Svezia potrebbe essere più preparata in caso di seconda ondata

Secondo Tegnell la strategia svedese potrebbe consentire al Paese di trovarsi più preparato rispetto agli altri in caso di seconda ondata del coronavirus.

Questo perché gli scienziati del Paese stimano che tra il 15 e il 20% della popolazione svedese è già immune al COVID-19, una percentuale sufficiente per rallentare e controllarne la diffusione.

“La strategia della Svezia di non-lockdown ha funzionato”

Il soft lockdown di stampo svedese, o meglio il zero lockdown, ha funzionato nel senso che “il contagio è stato comunque limitato senza affaticare il sistema sanitario”.

La percentuale di mortalità è maggiore rispetto agli altri Paesi nordici perché “circa il 50% dei deceduti si trovavano nelle case di riposo, che avevano comunque vietato le visite”.

Dunque, continua Tegnell, “è difficile capire come il lockdown potesse stoppare o limitare i contagi e i decessi al loro interno”.

Fonte: TheGuardian

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