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Inquinamento atmosferico e letalità coronavirus: cosa dicono le ricerche

Ci sono diverse ricerche riguardanti la possibile correlazione tra inquinamento atmosferico (in particolare PM2.5 e PM10) e coronavirus.

Photo by Ella Ivanescu on Unsplash

Durante le scorse settimane sono usciti diversi studi riguardo la correlazione tra inquinamento atmosferico e diffusione del coronavirus e tassi di letalità.

Tuttavia ciò che vi abbiamo riportato sino ad ora si riferiva alla possibilità dell’inquinamento di diffondere il virus più facilmente, cosa poi smentita da altri studi seppur anch’essi in via non ufficiale.

Secondo quegli studi infatti il virus si “attaccherebbe” (con un processo di coagulazione) al particolato (PM 10) per ore, giorni o settimane.

Tuttavia le agenzie regionali ARPA hanno più volte smentito la correlazione tra inquinamento e diffusione del virus.

Oggi però vi raccontiamo un’altra storia, quella relativa alla correlazione tra esposizione all’inquinamento atmosferico per molto tempo e il tasso di mortalità per coronavirus.

Uno studio è italiano ed è stato pubblicato su Science Direct, mentre l’altro è americano ed è stato pubblicato sul sito dell’Università di Harvard. Li trovate entrambi linkati a fondo articolo.

Tasso di letalità per coronavirus elevato in Nord Italia: colpa dell’inquinamento?

Lo studio italiano, condotto da Edoardo Conticini, Bruno Frediani e Dario Caro, riguarda in particolare la correlazione tra inquinamento atmosferico e tasso di letalità nel Nord Italia.

Lo studio parte infatti con una premessa importante: Lombardia ed Emilia Romagna sono le regioni con il tasso di letalità per COVID-19 più alto al mondo e sono anche tra le aree più inquinate d’Europa.

Partendo da questi presupposti, lo studio italiano porta in evidenza come le persone che vivono in un’area con un alto tasso di inquinamento sono più portate a sviluppare malattie respiratorie croniche oltre a essere più facilmente “attaccabili” da qualsiasi agente infettivo.

Inoltre, un’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico porta a uno stimolo infiammatorio cronico, anche in soggetti giovani e sani.

Lo studio conclude sottolineando che l’elevato livello di inquinamento nel Nord Italia dovrebbe essere considerato un ulteriore fattore dell’alto livello di mortalità registrato.

Studio sul PM2.5 negli USA

Uno studio condotto da Xiao Wu MS, Rachel C. Nethery PhD, M. Benjamin Sabath MA, Danielle Braun PhD e Francesca Dominici PhD ha analizzato la questione negli Stati Uniti d’America.

In particolare è stato notato che la maggior parte delle pregresse patologie che aumentano il rischio di mortalità per coronavirus sono le stesse che sono causate da una lunga esposizione all’inquinamento atmosferico.

Lo studio ha investigato come l’esposizione per lungo tempo alle emissioni di PM2.5 possa aumentare il rischio di morte negli Stati Uniti d’America.

La maggior parte delle emissioni di particolato deriva dalla combustione dei carburanti, come le automobili, raffinerie e centrali elettriche, così come anche dalle stesse sigarette.

Respirare tutto ciò arriva a infiammare e danneggiare i polmoni nel tempo, indebolendo il corpo e rendendo più difficoltosa la battaglia contro le malattie respiratorie, come il Covid-19.

I risultati dello studio in questione sono i seguenti:

  • un aumento di solo 1 μg/m3 di PM 2.5 causa un aumento del 15% del tasso di letalità per COVID-19
  • un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine alle emissioni di PM2.5 porta ad un aumento importante del tasso di letalità per coronavirus

Fonte: Harvard UniversityScience Direct

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