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Germania, l’industria non si ferma neanche ai tempi del coronavirus

germania industria

L’industria in Germania rimane (per ora) quasi del tutto operativa, come riportato dal WSJ. Il grande problema è il crollo della domanda.

Mentre il mondo intero è alle prese con la pandemia di coronavirus, l’industria in Germania sembra resistere alla tentazione di chiudere gli impianti. Non essenziali compresi.

Nonostante i contagi salgano di giorno in giorno anche in territorio tedesco, sebbene il tasso di letalità sia ancora basso (ma leggi qui per capire il perché), l’industria continua a produrre.

Sia chiaro, non è tutto aperto. Ci sono aziende, come quelle automobilistiche, che sono chiuse, non solo per contenere l’epidemia ma anche perché i fornitori, necessari, sono chiusi (vedasi quelli italiani).

Gran parte delle aziende però è aperta e continua a sfornare prodotti dalle catene di montaggio.

Il Wall Street Journal (link in fonte) riporta in un articolo del 3 aprile che “il tenere gli impianti aperti non è solo di primaria importanza per salvare posti di lavoro e alleviare lo shock economico della pandemia. E’ anche una questione di sopravvivenza per molte aziende“.

L’industria in Germania

Il tessuto industriale tedesco è molto attivo. Lo dicono i numeri che vengono riportati chiaramente dal WSJ (link in fonte): la capacità produttiva tedesca è all’80% attualmente.

La produzione ha avuto una contrazione in marzo in modo più importante sia in Francia che nel Regno Unito.

Inutile parlare poi dell’Italia, dove la maggior parte delle aziende è chiusa, con gli impianti fermi e le serrande abbassate dal 23 marzo.

Sebbene la maggior parte delle aziende in Germania continui a rimanere aperta, è chiaro che ora il problema è il calo della domanda.

Ne abbiamo parlato ieri del fatto che Toyota ha chiuso 5 stabilimenti in Giappone proprio per questo.

Ed è il motivo per il quale i costruttori di auto tedeschi hanno chiesto una tavola rotonda con la Merkel per discutere delle difficoltà produttive in caso di riapertura (i fornitori italiani sono chiusi).

Il rischio di contagio in azienda

Il rischio è dappertutto, ma con le dovute precauzioni è possibile ridurlo di molto. Per ora l’ha fatto la Germania, adottando misure rigorosissime.

Le stesse misure che le aziende tedesche avevano adottato negli impianti di loro proprietà in Cina durante i mesi di gennaio e febbraio, ora sono state importate anche in territorio nazionale.

Non solo, perché visto che anche negli Stati Uniti d’America non c’è ad ora un ordine di “coprifuoco” nazionale in stile italico, le aziende tedesche (e non solo) rimangono aperte anche lì, adottando le stesse misure igieniche.

Le misure preventive includono:

  • mascherine
  • guanti
  • distanziamenti tra lavoratori
  • turni di lavoro differenti in modo da avere meno lavoratori assieme
  • team addetti alla sanificazione e sterilizzazione degli impianti produttivi
  • stanze di riposo per lavoratori disposte in modo che non ci siano contatti
  • manager e uffici amministrativi che alternano il lavoro a casa e quello in ufficio
  • dottori e medici all’interno dello staff per eventuali test sui lavoratori più a rischio

Fonte: WSJ





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