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BlackBerry: Q2 in profondo rosso, intanto spunta il primo acquirente

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BlackBerry è in crisi profonda, tanto da dover licenziare un terzo del personale

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Partiamo dall’inizio. La settimana scorsa sono giunte notizie pessime per quanto riguarda BlackBerry. La perdita supera i 955 milioni di dollari. Ma questa notizia è niente rispetto a quella legata al personale dell’azienda. Circa un terzo dei dipendenti sarà infatti licenziato (parti a 4500 persone). Le entrate del 2013 sono dimezzate rispetto allo stesso periodo del 2012, contando poi che già l’anno scorso la situazione dell’azienda non era delle più rosee, questa notizia è davvero un colpo basso per BB. Se inoltre si vuole rincarare la dose, basta inserire i prodotti presentati tra la fine del 2012 e questo 2013, ossia il nuovo SO BB10, lo Z10, il Q10 e l’atteso Z30. I primi due un buco nell’acqua, come avete potuto vedere voi stessi, il terzo si vedrà, ma le premesse per un altro (ennesimo) flop ci sono tutte. Peccato per quel BB10 che a tanti (me compreso) piace molto.

Poi arriva giuto ieri la notizia di un primo possibile acquirente, ossia il co-fondatore della storica azienda di telefonia canadese Mike Lazaridis. Lazaridis vorrebbe dunque riprendersi la sua (ex) BlackBerry e renderla privata (questo secondo quanto riportato dal Wall Street Journal). Una figura come la sua potrebbe davvero dare un’ultima speranza a quest’azienda. Se poi ci mettiamo certe similitudini storiche (vedi Jobs con Apple) allora il tutto porta anche un filo di ottimismo. Ma nulla è certo, specie quando parliamo di un’azienda che, seppur in grossa crisi, è sempre una delle major nel mondo telefonico.

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HQ BlackBerry in Canada

Infine arriva l’ultima ansa proprio qualche ora fa, sempre riguardante il destino dell’azienda di telefonia canadese. Secondo quanto riportato dall’ansa BlackBerry ha ricevuto un’offerta pari a 4,7 miliardi di dollari da parte di Fairfax, un consorzio che possiede già il 10% del capitale della società. Fairfax Financial ha così deciso di offrire un prezzo di $9 per azione (contro gli $8.82 a cui viene venduta un’azione BB in questo momento). La nota è stata emessa dalla stessa BlackBerry che afferma anche che “il consorzio si è offerto di acquistare la società solo dopo aver verificato l’esatta situazione finanziaria del gruppo“. “Stiamo cercando il miglior risultato, anche per gli azionisti. Il periodo di ‘go-shop’ ci consentirà di determinare se ci sono alternative superiori a quella di Fairfax“, afferma Barbara Stymiest, presidente del consiglio di amministrazione di Blackberry. “Riteniamo che la transazione – mette in evidenza Prem Watsa, amministratore delegato di Fairfax – aprirà un nuovo capitolo per Blackberry, per i suoi clienti e per i suoi dipendenti. Possiamo portare valore immediato agli azionisti continuando sulla strategia di lungo termine come società privata“.

Ormai quasi tutti sappiamo com’è andata la vicenda BlackBerry negli ultimi anni. Troppa sicurezza da parte di un’azienda che compete in un mondo in continuo cambiamento, come dimostrato da Apple, Samsung e Google in primis, aziende capaci di nascondere nell’ombra non una ma ben tre aziende storiche radicate nel mondo della telefonia (BB, Nokia e Motorola), grazie ad una ricerca sempre più consistente che ha portato ad un’evoluzione incredibile. BlackBerry, aziende leader nel campo delle comunicazioni grazie ai suoi servizi e tecnologie esclusive, si è vista cancellare quella fetta di mercato che mai avrebbe pensato di vedersi sfumare davanti agli occhi, quell’utenza fatta esclusivamente dal “core business” aziendale. Sinceramente per BB la vedo molto dura, specie perché ormai tutto ruota intorno al sistema operativo e a tutto ciò che gli va dietro (compatibilità, applicazioni, ecc..), settore in cui, ahimè, per BB è davvero dura recuperare.

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Andamento azioni BB al Nasdaq dal 2002 ad oggi

Sopra potete notare un grafico dell’andamento degli ultimi anni di BlackBerry in borsa. Dal massimo storica del 20 luglio 2007, giornata in cui toccò i $230 per azione, per poi sprofondare inesorabilmente fino al giorno d’oggi, sfiorando i $9 per azioni. Il resto, come si suol dire, è storia.

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